Film

Dragon Quest: Your Story

Comincio col parlare di qualcosa di recente e tutt’altro che sconosciuto, esattamente al contrario di come anticipato perché il messaggio di fondo del film è per me significativo. L’altro motivo che mi ha spinto a parlarne è la consueta accoglienza gelida dei fan, specialmente in patria; da mettere in conto che questo succede SEMPRE quando si va a mettere le mani su qualcosa di ampio e per forza di cose vengono fatte delle modifiche. Sono sicura che ognuno di noi ha messo in discussione almeno una volta qualche trasposizione cinematografica di libri.

Non credo che occorra soffermarsi sulla serie, così longeva e così famosa, questo è però il primo film della serie di JRPG di Dragon Quest. Io l’ho visto in inglese ma il doppiaggio in italiano è stato apprezzato in modo particolare. Da parte mia, il fatto che la storia sia ispirata per la maggior parte al mio capitolo preferito, Dragon Quest V: La Sposa del Destino, ha giocato un ruolo fondamentale sul mio giudizio e mi ha tenuta incollata alla TV.

L’inizio “pixelloso” insieme alla musica e le finestre di dialogo sono inconfondibili, si sente però la necessità di una spiegazione maggiore della trama, almeno iniziale e un qualcosa che renda l’idea dell’avventura generazionale di cui alla fine si tratta (mi viene in mente la possibilità dell’intervento di un narratore).

Graficamente hanno rinunciato al classico Akira Toriyama (Dragonball, Chrono Trigger, Dragon Quest) ma il risultato non stona e le animazioni sono molto fluide: alcuni mostri sono stati realizzati in modo molto fedele (il Koguar) e altri meno (Slime). Il silent protagonist del gioco è il classico eroe infallibile fantasy che diventa più forte e fa il suo percorso interiore; nel film si chiama Luca ed è invece più umanizzato e credibile, a tratti goffo. Hanno rispettato comunque i nomi delle magie e uno dei tratti distintivi della serie: la commistione di lingue e culture di alcuni personaggi che fa scappare sempre una risata.

Come molti giochi di oggi già in Dragon Quest V era importante il fattore rigiocabilità (grazie a piccole differenze narrative) e questo era dato dalla scelta fra due consorti (film e versione originale del gioco) o tre (versione NDS).

Piccola curiosità: Dragon Quest V è stato il primo videogioco della storia a trattare il tema della gravidanza!

A molte persone non interessa capire che le storie, siano esse racchiuse in libri, film o giochi “hanno gli stessi diritti” e generalmente alcune sono accettate come i film Disney indissolubilmente parte della nostra infanzia mentre i videogiochi, per quanto le cose stiano lentamente cambiando con le nuove generazioni, non sono visti di buon occhio o messi sullo stesso piano.

Questo è un concetto di cui sono fermamente convinta e vedere un riferimento alla quarta parete con una sorta di dichiarazione d’amore per una serie con cui sono cresciuta (e se vogliamo per i videogiochi in generale) è stato davvero emozionante. Al di là delle inesattezze, le scelte stilistiche e le differenze dettate dal poco tempo in cui condensare tutta una serie di aspetti e dettagli, credo che per chi come me ha giocato il capitolo a suo tempo ha trovato una piacevole sorpresa. Non solo: io non ci giocavo da molti anni e subito mi sono messa a cercare il capitolo V uscito per Nintendo DS (che comunque ha delle differenze con la versione originale e con il film). Le reminiscenze che avevo mi hanno fatto dire spesso mentre guardavo : “Questa cosa però non me la ricordavo..”, “Mi sembra strano che…” e le mie supposizione poi si sono rivelate giustificate e tutto si è fatto più chiaro.

Non so perché sia stato scelto proprio il V e non un altro capitolo ma forse significa che anche altri come me hanno apprezzato in modo particolare proprio quella storia.

Presentazioni

Eccoci.

Cosa trovo qui?

L’ho fatto. Era da molto che ci pensavo. Scrivo da sempre in realtà e mi piace mettere il naso in molte questioni. Qui cercherò di concentrarmi su argomenti di mio interesse ma ho intenzione di inserire anche collegamenti a cose che, secondo il mio punto di vista, potrebbero essere utili ad altri. Non è semplice da spiegare, nemmeno nella mia testa per ora è molto matura la cosa, ma il fulcro di tutto sono le storie. Lo so: è un termine generico e forse ancora non sono arrivata alla parola giusta.

Il punto è che le storie sono ovunque e noi stessi lo siamo, come diceva qualcuno. Siccome spesso le persone mi chiedono consigli su argomenti di vario genere (lingue, giochi, libri, musica) mi son detta: va be’; per chi vuole qualcosa si può trovare qua.

Non sono un’esperta ma un po’ fissata sì.

Passo una buona parte del mio tempo libero alla ricerca di qualcosa degno di nota ma sconosciuto ai più. Vecchi videogiochi mai localizzati in Occidente per esempio ma che hanno per me caratteristiche interessanti o autori di libri ancora incompresi.